Uscito la scorsa settimana in tutte le librerie italiane, verrà presentato oggi pomeriggio a Roma, nel delizioso foyer del Teatro della Dodicesima dall’atmosfera bohémienne, il nuovo, toccante libro di Cinzia Marulli, “Autobiografia del silenzio – L’orco e la bambina” (Ed. La Vita Felice), che racconta poeticamente una storia cruda e realmente vissuta, quella dell’autrice bambina.

Il libro che trasporta il lettore dal male al bene, è l’elaborazione di qualcosa di terribile, il cicatrizzarsi lento di una ferita profondissima, è lo splendere della cicatrice, è l’atto sublime, liberatorio e sacrale del perdono, che la Marulli – nota poetessa contemporanea, tradotta in moltissime lingue e una dei rari poeti italiani invitati nei più prestigiosi festival di poesia, nei Paesi dove la poesia viene considerata alla stessa tregua del calcio nel nostro stivale – dopo poco meno di mezzo secolo dal fattaccio, è riuscita a raccontare la violenza subita da bimba, con quel grande strumento terapeutico che lei sa maneggiare assai bene e che è la scrittura poetica.

Così dopo “Agave” (Lieto Colle Ed.); “Le coperte di Dio – Las Mantas de Dios” (edizione bilingue trad. di Emilio Coco, collezione Le Gemme, Progetto Cultura Ed.); “Percorsi” e “La casa delle fate” (entrambi pubblicati da La Vita Felice Ed.); “El sentido blanco de las nubes” (Ed. Valparaíso) l’autrice ci regala questo piccolo grande libro, che si legge come una favola in cui l’orco cattivo a volte ha gli occhi azzurri di un principe.

Ho fatto un lunghissimo lavoro di elaborazione interiore che mi ha portato ad accettare la cicatrice che la violenza subita mi ha lasciato e che, ovviamente, ha condizionato molti aspetti della mia vita, racconta questa donna solare, radiosa e sorridente che, oltre a pubblicare libri tradotti in arabo, cinese, francese, greco, inglese e spagnolo e pubblicati in Cina, Bolivia, Colombia, Ecuador, Honduras, Messico, è anche organizzatrice di eventi poetici che hanno la finalità di diffondere la poesia, è fondatrice e curatrice del blog letterario ParolaPoesia, realizza progetti videoartistici, vince premi letterari importanti (come quello che porta il nome di Alda Merini) ed è curatrice di due collane di poesia, tra cui una di poeti ispano/latinoamericani.

Ho deciso di pubblicare “Autobiografia del silenzio” per dare voce a tutti quei bambini che, come la me di allora, non hanno la forza e il coraggio di parlare. E voglio dire a tutti i bambini del mondo di non provare vergogna. Credetemi, non siete voi che dovete provare vergogna. Voi siete, così come lo ero io, bambini puri e meravigliosi. E non avete fatto nulla per meritare questo, non siete voi i colpevoli, non siete voi a dover provare il senso di colpa. È l’orco il cattivo. È solo lui che deve vergognarsi.

È necessario combattere il silenzio che non porta a nulla, raccontare ciò che si è subito, è il passo più importante verso la guarigione. È un gesto d’amore verso sé stessi.

Per questo vi affido la mia autobiografia del silenzio che, finalmente, si è aperta alla parola, passando attraverso la conoscenza del male fino allo splendere del bene.

Saper raccontare di una violenza subita in età infantile non è certo da tutti, ci vuole coraggio e tempo. Cinzia Marulli, c’è riuscita. Alla sua maniera, poeticamente, con grande dolcezza, levità e grazia. Nel Buddismo si chiede di trasformare il veleno in medicina e nel cattolicesimo si chiede di perdonare, così come fece Gesù sulla croce. Con questo libro l’autrice ha dimostrato di essere riuscita in entrambe le imprese.

Cinzia Marulli ha deciso di devolvere i proventi di questo suo ultimo libro all’Associazione Prometeo, che combatte la pedofilia e si batte con grande impegno per far sì che non si debba mai più parlare di infanzia violata.

All’incontro condotto dalla giornalista e scrittrice Manuela Minelli seguirà cocktail.

Sabato 19 marzo – Ore 18,30 – Roma – Teatro della Dodicesima – Via Carlo Avolio, 60 – Roma

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