Roma, 11 marzo 2026

Al Presidente della Repubblica
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Ministro dell’Interno
Al Ministro della Salute
Ai Presidenti di Camera e Senato
A tutti i Parlamentari della Repubblica Italiana

Oggetto: Riconoscimento immediato delle malattie professionali dei Vigili del Fuoco e tutela delle famiglie anche al di fuori dello status di “vittima del dovere” – È tempo di agire, non di commemorare.

Egregie Istituzioni,
da oltre trent’anni indosso la divisa dei Vigili del Fuoco e da due anni ho l’onore di rappresentare, come Segretario Nazionale FISI, migliaia di colleghi che ogni giorno mettono a rischio la propria vita per salvare quella degli altri.
Oggi scrivo non come sindacalista, ma come testimone di una realtà che non può più essere ignorata: il nostro lavoro ci sta uccidendo lentamente, e lo Stato non ci sta tutelando come dovrebbe.
Le malattie professionali non sono più un’ipotesi: sono una certezza documentata.

L’inalazione quotidiana di fumi tossici, l’esposizione a sostanze cancerogene, l’utilizzo prolungato di schiumogeni contenenti PFAS (sostanze perfluoroalchiliche persistenti e altamente nocive), l’amianto e sostanze inquinanti li trasportiamo in molti mezzi e sedi, i turni massacranti e lo stress cronico hanno trasformato il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco in un comparto ad altissimo rischio oncologico.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha già classificato il nostro mestiere come “cancerogeno”.

Eppure, per troppi colleghi, il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio o da malattia professionale resta un percorso ad ostacoli burocratici interminabili, umiliante e spesso perdente.
Non possiamo più accettare che un vigile del fuoco malato debba combattere contro lo Stato per dimostrare che la leucemia, il mesotelioma, il tumore ai polmoni o la patologia epatica che lo sta consumando derivano proprio dal servizio prestato per la collettività.
E quando la malattia vince, quando un collega muore, la sua famiglia si trova spesso di fronte a un muro: se la morte non viene classificata come “vittima del dovere” (status che, come sappiamo, è riservato a casi specifici e spesso legati a eventi traumatici improvvisi), le tutele crollano.
Le famiglie dei nostri colleghi deceduti per malattie professionali riconosciute o riconoscibili devono avere diritto al posto di lavoro in favore di un familiare, anche quando non ricorrono i presupposti formali dello status di vittima del dovere.

È una questione di elementare giustizia e di civiltà.
Non si tratta di privilegio: si tratta di riparazione minima per chi ha dato tutto.

Non è accettabile che una vedova o un figlio debba mendicare un posto di lavoro mentre lo Stato, per decenni, ha utilizzato il corpo e la salute del proprio familiare come strumento di soccorso pubblico senza garantire adeguata prevenzione e tutela.
Le problematiche esposte sono note a tutti voi:
carenza cronica di organico (oltre 6.000 unità mancanti);
mezzi obsoleti, inadeguati e non sicuri;
assenza di fondi straordinari per la tutela sanitaria;
mancata defiscalizzazione delle indennità di rischio e delle prestazioni straordinarie;
PFAS nei dispositivi e negli estinguenti;
riconoscimento lento o negato delle malattie professionali.
Il 30 marzo 2026 la FISI ha proclamato uno sciopero nazionale proprio per gridare queste emergenze.

Oggi torniamo a bussare alle vostre porte, non con rabbia, ma con la dignità di chi ha salvato vite mentre la propria veniva compromessa.
Chiediamo con urgenza:
Riforma immediata delle procedure di riconoscimento delle malattie professionali e della dipendenza da causa di servizio per i Vigili del Fuoco, con inversione dell’onere della prova a favore del lavoratore.
Estensione automatica del beneficio del “posto di lavoro” ai familiari dei vigili deceduti per patologie professionali accertate o accertabili, anche al di fuori dello status di vittima del dovere.
Piano straordinario di sorveglianza sanitaria, bonifica dai PFAS e sostituzione degli estinguenti nocivi, con la sostituzione dei nostri DPI.
Fondi dedicati per il potenziamento dell’organico e il rinnovo dei mezzi, utilizzando anche le risorse liberate dalla chiusura della Procedura per Disavanzo Eccessivo, l’aumento del contratto che preveda il recupero dell’inflazione.
Signori Istituzioni, non chiediamo pietà: chiediamo rispetto.
I Vigili del Fuoco non sono eroi da commemorare solo il 4 dicembre e 27 febbraio.

Sono lavoratori che muoiono di lavoro.

E le loro famiglie non possono essere lasciate sole.
Siamo pronti al confronto.

Ma non più al silenzio.
Con la speranza che questa lettera non resti l’ennesimo atto formale, ma diventi il punto di partenza di un cambiamento concreto.

Carmelo Barbagallo
Segretario Nazionale FISI Vigili del Fuoco
(La presente lettera aperta è inviata per conoscenza anche alla stampa nazionale e alle associazioni delle vittime del dovere e delle famiglie dei vigili del fuoco.)

 

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Ultimo aggiornamento: 11:01