Multietnicità, integrazione e accoglienza verso ogni umanità del mondo, intesa come singolarità unica, in cui il valore profetico dell’arte né farà strumento di elevazione e progresso

Dal 1 al 15 Dicembre nei “Musei di San Salvatore in Lauro” del Pio Sodalizio dei Piceni si terrà l’Esposizione Triennale di Arti Visive. Giunta alla sua quinta edizione, la rassegna si conferma polo d’interesse per il pubblico, tra gli ospiti del primo dicembre il conte Daniele Radini Tedeschi, autorevole voce dell’arte italiana.

Il tema portato in mostra dal titolo La poetica delle differenze. Alla ricerca di un nuovo Umanesimo” risulta quanto mai attuale in un periodo storico come questo dove i conflitti armati sono la tragica normalità di molte nazioni. Multietnicità, integrazione ma anche fiducia nel valore profetico dell’arte, vista quest’ultima come strumento di emancipazione sociale.

“Autopoiesi”, “Oltre l’essenza”, “Anàstasis”, “Memorie sospese nello spazio”, “Nel grembo del mondo”, “Ascensione”, Archetipi”, sono solo alcuni titoli delle opere in esposizione che sembrano voler rimandare a un piano programmatico, a un’utopia in grado di ispirare un processo di rinnovamento sociale al pari, secoli fa, de Il sole di Pellizza da Volpedo o, in architettura, dei progetti visionari di Bruno Taut. E ancora saranno presenti sculture totemiche o biomorfiche incise nel cemento, nella resina o nel legno come “Guardo oltre”, “Fructus amoris”, “Guardiano di stelle” in cui il plasticismo rimanderà a reminiscenze naturali che ricollegano l’uomo alla terra e alle geometrie vegetali, echi di quella concezione secondo cui l’arte non è artificio bensì generata spontaneamente dalla natura e sublimata dall’attività creativa.

Artisti solitari e visionari che ragionano sulla “necessità interiore”, vagheggiando una società che possa custodire la memoria seppur orientata verso un futuro ideale. La tematica della rassegna parte da un’idea di Stefania Pieralice che da anni porta avanti – in Biennale di Venezia Arte, per il Padiglione Nazionale Grenada – una “estetica della terra”, in cui ogni terra è senza limiti e senza origini razziali. In tale contesto la curatrice riconosce d’aver seguito: “un approccio non curatoriale, in cui l’interesse è stato volto alle personalità degli artisti piuttosto che alle loro opere, al mondo interiore inteso come narrazione di ognuno, in prima persona, riconoscendo in tali autobiografie il preludio a una crescita spirituale comunitaria secondo una concezione romantica e wagneriana dell’arte e della vita.

Partendo dal fallimento del linguaggio, oggetto di separazione tra culture, etnie oltre che prigione del senso, l’iniziativa si propone di ricercare una modalità di comunicazione metastorica, che possa riconfigurare il tempo e lo spazio, attraverso l’arte visiva. Tra i partners della rassegna l’Università eCampus che ospita la prima mostra fotografica del poeta-paesologo Franco Arminio; la Galleria dei Miracoli con la personale dello scultore Arkeo; la RUFA- Rome University of Fine Arts.

ARTISTI INVITATI

Agarla Matteo, An Tatiana, Antonelli Emanuele – Ema, Arkeo, Ariano Franco – Maestro Illu Minato, Arminio Franco, Avantaggiato Massimo Vito, Bachiocco Piera, Balzanella Gianni, Behrend Christin, Benoit Oliver, Bertolelli Sabrina, Bobbone Lidia, Bruno Laura, Bursi Mauro, Caleffi Jole, Carletti Franco, Caruso Ferruzzi Debora, Casciotti Alessandra, Ciccarelli Leonardo, Corcione Sandoval Raffaella, Correggiari Lamberto, Corvino Cristina, Costanza Rosalia, Cucciarelli Migliorini Letizia, D’Antuono Paola, De Moro Vincenzo, Depaoli Gianni, Di Nuzzo Maria Chiara, DiDiF, Drensi Valcarlo, Dupont Josine, Fafiani Cor, Fera Emanuela, Flati Giancarlo, Franca Fabrizio, Fusari Giuliana Maddalena, Fusco Donato, Galluzzo Vincenzo, Gattavecchia Aristide, Gentile Lena, Grande Marisa, Graziani Paolo, Guetta Francesca, Guidetti Carlo, Irosa Guido, KaiZer Ioannis Kaiserlis, Kintrup Pia, La Rosa Egidio, Lachi Lea – Giancarlo De Luca, Landolfi Silvana, Loliva Francesco, Lupo Tina, Magrin Alberto, Mains Asher, Mains Susan, Maira Carla Vittoria, Maltese Carlo, Mangia Giovanni, Mansueto Maria, Maresca Chiara, Margari Franco, Marin Federica, Martin Mauro, Mastroianni Umberto, Medea, Mincuzzi Marina, Misirocchi Valentina, Mitterhuber Christina, Moglia Paola, Montà Fernando, Montalto Adriana, Montanaro Anna, Montesissa Marisa, Morelli Fiamma, Mura Rosalba, Musetti Matteo, Pagnozzi Paola, Palumbo Ciro, Panfoli Michele, Panighini Marco, Panza Pietro, Paracchini Massimo, Parentela Marina, Perillo Carlo Alberto, Perna Marco, Perrone Nino, Pezzino de Geronimo Rossella, Pica Nicola, Prato Tiziana, Premoli Lorena, Pucci Osvalda, RAF, Ramoso Rebie, Ridolfini Vincenzo, Romeo Amelia, Saar Henrik, Sacchini Maurizio, Scandura Claudio, Scocco Liliana, Spinelli Antonella, Spinelli Fedora, Staiano Ruben, Stazi Jaqueline, Stefanelli Claudio, Talarico Sonia, Tesoriere Francesca, Torrisi Raffaella, Ugolotti Jucci, Uttieri Paolo, Venuti Silvia, Visentini Bernarda, Vitale Tommaso Maurizio, Wunderlich Elsie, Zagara Fiamma, Zolfo Alessia.

SEDE PRINCIPALE

Musei di San Salvatore in Lauro del Pio Sodalizio dei Piceni, piazza S.Salvatore in Lauro 15, Roma

Mostra dal 1 al 15 Dicembre 2023

Ingresso libero lun./sab. 11-19; dom. 10-13; chiuso 8 dicembre

ALTRE SEDI

Galleria dei Miracoli, Via del Corso 528, Roma

Mostra 29 Novembre fino 11 Dicembre 2023: personale di Arkeo a cura di Ariadne Caccavale

Ingresso libero lun./sab. 11-18; chiuso 8 dicembre

Università e Campus, via Matera 18, Roma

Mostra dal 1 Dicembre al 31 Gennaio 2024: personale di Franco Arminio a cura di Stefania Pieralice

Ingresso Libero lun./ven. 9-19; sab. 9-13; chiuso 8 dicembre

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La poetica delle differenze. Alla ricerca di un nuovo Umanesimo

di Stefania Pieralice

Progresso, tecnologia, capitalismo, individualismo, annullamento delle differenze hanno condotto, negli ultimi anni, gran parte degli uomini a una «vita di silenziosa disperazione» a dirla con le parole di Thoreau, generata da un annichilimento civile e sociale. E se un tempo prevalse negli intellettuali o negli artisti “l’estetica della fuga” – si pensi al XX secolo quando Gauguin partì per le isole Marchesi o quando Emil Nolde approdò in Nuova Guinea o ancora all’esperienza visionaria di quegli artisti, filosofi, letterati che si ritrovarono su una collina del monte Monescia, ribattezzato Monte Verità, per praticare una vita alternativa, sconfessando le iniquità attraverso un contatto primigenio, autentico con la natura e il mondo – oggi essendo difficilmente perseguibile l’idea “rousseauiana” del selvaggio che lascia la civiltà per l’altrove è tuttavia auspicabile che l’arte stimoli un esodo “immaginario”, ma non per questo meno importante, attraverso cui andare oltre da sé per ritrovare un rapporto profondo con l’altro. Partendo dal fallimento del linguaggio, oggetto di separazione tra culture, etnie oltre che prigione del senso, l’iniziativa Esposizione Triennale di Arti Visive a Roma, che da oltre cinque edizioni viene portata avanti attraverso una felice collaborazione tra privato e pubblico, si propone nel 2023 di ricercare una modalità di comunicazione metastorica, che possa riconfigurare il tempo e lo spazio, attraverso l’arte visiva. I percorsi espositivi ospitati ai “Musei di San Salvatore in Lauro” del Pio Sodalizio dei Piceni, alla Galleria dei Miracoli e all’Università eCampus accoglieranno non semplici oggetti d’arte – intesi come prodotti mercificabili – bensì, mutuandone il termine dal curatore “sciamano” Harald Szeemann, “intenzioni intense” come ossessioni, sentimenti, stati d’animo che prendono forma nello spazio conferendone nuovi significati. Paure, mostri, miracoli, speranze e folgorazioni saranno quelle esperienze personali di ogni artista in grado di generare nuovi circuiti di energie, di attingere a nuove fonti di spiritualità: “Autopoiesi”, “Oltre l’essenza”, “Anàstasis”, “Memorie sospese nello spazio”, “Nel grembo del mondo”, “Ascensione”, Archetipi”, sono solo alcuni titoli delle opere in esposizione che rimandano a un piano programmatico, un’utopia in grado di ispirare un processo di rinnovamento sociale al pari, secoli fa, de Il sole di Pellizza da Volpedo o, in architettura, dei progetti visionari di Bruno Taut. E ancora sculture totemiche o biomorfiche incise nel cemento, nella resina o nel legno come “Guardo oltre”, “Fructus amoris”, “Guardiano di stelle” in cui il plasticismo è vestito da reminiscenze naturali che ricollegano l’uomo alla terra e alle geometrie vegetali, echi di quella concezione secondo cui l’arte non è artificio bensì generata spontaneamente dalla natura e sublimata dall’attività creativa. Artisti solitari e visionari che ragionano sulla “necessità interiore”, vagheggiando una società che custodisca la memoria, quindi d’altri tempi, seppur al contempo orientata verso un futuro ideale. A tal proposito è interessante notare il ciclo di opere che ruotano attorno al tema “In volo sulle lettere di mio padre”, collage di antiche missive rinvenute dall’artista – figlio che ripercorrono la storia di un padre partigiano del 22. Reggimento “Cremona”, dal 1943 al 1945, impegnato nella lotta di Liberazione. Ecco, come in tali esempi, la vita si confonda con l’arte divenendo arte essa stessa talvolta dolorosa, intrisa di inquietudine, frammista all’ineluttabilità e all’anelito verso l’eterno come il ciclo dei “Saggi stratigrafici” da cui emergono brandelli di un vissuto passato, salvati dall’oblio o piuttosto “Ho scelto di coltivare la nostalgia” in cui tronchi e rami dispersi sono braccia del dolore mortale di un’umanità fragile al cospetto del creato. Seguendo un approccio non “curatoriale” l’interesse è stato volto alle personalità degli artisti piuttosto che alle loro opere, al mondo interiore inteso come narrazione di ognuno, in prima persona, riconoscendo in tali autobiografie il preludio a una crescita spirituale comunitaria secondo una concezione romantica e wagneriana dell’arte e della vita.

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