Ma perchè ‘sta mandrakata Gì? Perchè? Forse perchè non volevi assistere al funerale del Teatro Italiano, di cui sei stato e resterai sempre il Migliore? O perchè avevi sempre detto che te dispiaceva d’arrivà a 80 anni e hai deciso di andartene proprio nel giorno del tuo compleanno? Oppure perché avevi già programmato tutto per andartene via nel giorno dei morti. Così, per scherzo, per giocà, perché sei fatto così, ironico su tutto anche sulla morte. Ci hai lasciati orfani Gì, di un grande uomo, prima ancora del grande attore che sei. E se mi vedi da lassù, lo sai che ti sto scrivendo mentre piango. E che mi ricordo delle interviste che ti feci, che più che interviste erano chiacchierate tra amici, perchè l’empatia col prossimo è un’altra delle tue prerogative, così come quella di essere sempre disponibile, di rispondere al telefono senza negarsi, senza fare il prezioso. E sì che, come tanti altri tuoi colleghi che non valgono neppure la metà di te, avresti potuto farlo. Mi ricordo di quella sera a Torino, a casa di Silvano, che avevi appena finito di girare una puntata di “Villa Arzilla”, quando facevamo la fila per il bagno e dopo cena ti sei messo a suonare la chitarra e a regalarci risate e barzellette e battute, il tuo regalo per il festeggiato.

Però Gigi, porca pupazza, noi volevamo ancora venire ad applaudirti, a ridere con te che sapevi farci dimenticare tutti i guai di questa vita. Da vero romano (che poi…nato ar Tufello…a Gì…chi più romano de te!), semplice, diretto, non ti sei mai montato quella testa d’Artista, ma da Artista vero, con la maiuscola. Ironico, pigro, buongustaio e gaudente, indolente e schietto, con la battuta sempre pronta, anche al di fuori della scena, amavi prendere la vita per i fondelli (però Gì, tu non avresti detto “fondelli”…), proprio come Rugantino. Eh sì perché tu incarni proprio l’essenza della romanità. E poi credo che tu abbia battuto un primato, quello di non aver mai dato adito a pettegolezzi sulla tua vita privata. La tua bella compagna svedese che dopo aver conosciuto te che eri figo e bello e chissà quanto l’avrai fatta ridere, aveva ovviamente deciso di restare in Italia, anche se non l’hai mai sposata (“Per ora non ne sentiamo la necessità…magari un giorno, quando saremo vecchietti…chissà”), e con lei hai messo al mondo due belle bambine, oggi donne. Nella nostra prima intervista, su una panchina illuminata dal sole dalle parti di casa tua, mi chiedesti una sigaretta, che non ti andava di salire a prenderle, e io ti dissi che un attore per preservare la sua voce non dovrebbe fumare. Tu mi rispondesti che sì, avevo ragione e che oltretutto stavi dando un pessimo esempio alle tue figlie, poi mi raccontasti una cosa successa poco prima, quando la scuola di una delle tue figlie aveva chiamato a casa dicendo che lei era stata pizzicata a fumare. Quando timidamente lei entrò nel tuo studio per raccontarti questa cosa, tu le rispondesti sinceramente sorpreso “E perché non si può fumare a scuola?”. Mi raccontasti anche che eri incapace di sgridare le tue figlie e che lo facevi soltanto quando tua moglie ti costringeva. Archiviasti il discorso “fumo” con un “E vabbè…mica volemo morì sani, no?

Poi parlammo della tua Bottega dove formavi gli attori – quanti di coloro che oggi sono vip, Enrico Brignano in testa, ti devono davvero moltissimo? – e del Teatro Brancaccio di cui volevi prendere la direzione, cosa che hai fatto poi, portando su quel palcoscenico il meglio degli spettacoli e dando la possibilità ai tuoi allievi diplomati di cominciare ad assaporare il sapore della polvere del palcoscenico.

Gigi, vedrai che tra un po’ ti dedicheranno una via, forse una piazza, certamente un teatro (che tanto nun je costa niente, mentre sarebbe giusto che, proprio in tuo nome e per renderti omaggio, cominciassero ad agevolare Cultura e Teatro, invece di ammazzarli!), vedrai Gì che da oggi in poi i canali tv manderanno in onda tutti tuoi spettacoli e questo per me sarà l’unico motivo per cui potrei riaccendere la tv.

Anche se non ti sei mai dato arie da grande, resterai nella storia dello spettacolo e del Grande Teatro.

Ciao Gì … fai buon viaggio e falli ride tutti quelli che incontrerai lassù. E grazie, grazie per esserci stato.

 

Manuela Minelli

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